65 milioni di anni fa: l'asteroide dell'apocalisse di Fabio Arcidiacono
Non potremmo mai indicare con precisione la data del
momento in cui un asteroide cadde sulla Terra decretando la fine del dominio dei
dinosauri, ma molto probabilmente possiamo collocare quell'evento circa 65 milioni di anni
fa.
Scoprire il perché i dinosauri scomparvero ha impegnato
i paleontologi per molto tempo. Essi avanzarono diverse teorie fino a quando il lavoro
paziente e testardo del geologo Walter Alvarez (Fig.1) permise di raccogliere una
serie di prove che l'estinzione dei dinosauri era dovuta molto probabilmente ad un evento
catastrofico.
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Fig. 1 Il gruppo di Berkeley nel
1980 che ha lavorato attivamente nel trovare le prove della caduta di un'asteroide come
causa dell'estinzione dei dinosauri. Da destra a sinistra: Luis Alvarez, Walter Alvarez,
Frank Asaro e Helen Michel.
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Un'enorme roccia caduta dallo spazio 65 milioni di anni
fa, producendo un gigantesco cratere nella penisola messicana dello Yucatàn, ha
disturbato l'ecosistema al punto che una gran quantità di piante e animali scomparve per
sempre.
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L'idea che un asteroide avesse causato una tale
estinzione di massa cominciò a maturare nella mente di W. Alvarez nel 1975, durante
alcuni studi degli strati di Scaglia Rossa prelevati nella Gola del Bottaccione a Gubbio
(Perugia).
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Fig. 2. La cartina che permette di individuare le zone dove trovare
l'affioramento del livello KT. La freccia 1 indica l'affioramento nella Valle della
Contessa mentre la freccia 2 indica l'affioramento nella Gola del Bottaccione. Le foto
sotto riportate riguardano l'affioramento nella Valle della Contessa; lungo la statale
n.452, passata la galleria in corrispondenza del valico in direzione di Gubbio, lungo la
discesa si incontra un ponte che passa sopra la strada. Prima di questo ponte, sulla
destra, è facilmente individuabile l'affioramento riportato in Fig. 3.
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La Scaglia Rossa è una successione di rocce
sedimentarie, individuabile nell'area Umbro-Marchigiana, formata dal deposito di
particelle sul fondo del mare in strati approssimativamente orizzontali. In questo caso le
particelle sono perlopiù granuli di calcite (carbonato di calcio) derivati da gusci di
microrganismi, che formano la roccia sedimentaria chiamata calcare. Successivamente,
durante la formazione della catena appenninica, la Scaglia Rossa venne sospinta verso
l'alto e deformata, come mostra l'inclinazione di circa 45° degli strati nella Fig. 3
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 Fig 3. L'affioramento del Livello KT
(indicato dalla freccia) nella Valle della Contessa, vicino a Gubbio. Si noti
l'inclinazione a 45° circa degli strati sedimentari.
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Durante alcuni studi sull'inversione del campo magnetico
terrestre, W.Alvarez notò che i microfossili dei foraminiferi (predatori unicellulari che
fluttuano presso le superfici degli oceani profondi) presenti nei due strati diversi di
Scaglia Rossa corrispondenti al passaggio tra i periodi del Cretaceo e la base del
Terziario (Limite KT, per il fatto che i geologi usano la lettera K per
simboleggiare il Cretaceo e T per indicare il Terziario) erano alquanto diversi. Mentre i
microfossili dei foraminiferi dello strato del Cretaceo erano abbondanti e grandi come
granelli di sabbia, i microfossili dei foraminiferi dello strato del Terziario erano
invece piccolissimi. Era questo il primo indizio dell'estinzione di massa subita da questi
predatori unicellulari in un'epoca remota, indizio appoggiato da altri due fatti:
- la presenza in vari affioramenti a Gubbio di uno strato di argilla
rossa (vedi Fig. 4) spesso circa un centimetro e privo di fossili, tra l'ultimo strato
di calcare con foraminiferi del Cretaceo e il primo strato di calcare contenente i
foraminiferi del Terziario;
- l'estinzione dei microfossili marini che segnava il Limite KT nei calcari
di Gubbio era all'incirca contemporanea alla famosa estinzione dei dinosauri.
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 Fig 4. Un particolare dell'affioramento del Livello KT
nella Valle della Contessa: lo strato di argilla rossa spesso 1-2 centimetri (indicato
dalla freccia) posto tra lo strato di calcare biancastro del Cretaceo e gli strati
calcarei rossastri del Terziario. Nella foto lo strato risulta scavato a causa dei
frequenti prelievi eseguiti da studiosi e curiosi.
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Tutto ciò colpì l'attenzione del giovane geologo
Alvarez che da quel momento in poi si buttò nella ricerca del perché della grande
estinzione di massa avvenuta 65 milioni di anni fa.
Nel 1978 Alvarez trovò una prova (forse la più
importante e famosa!) fondamentale per appoggiare la tesi che fu un grande asteroide a
causare l'estinzione di massa tra il Cretaceo e il Terziario: la scoperta, attraverso
particolari analisi chimiche, di un contenuto anomalo di Iridio nello strato di
argilla rossa. L'Iridio è un elemento chimico molto raro sulla superficie terrestre
mentre è presente negli asteroidi. La scoperta di questa anomalia dell'Iridio
nell'affioramento di Gubbio e anche in Danimarca mise in evidenza che l'anomalia era una
caratteristiche globale e non locale. La tesi che fosse stato un asteroide a decretare la
fine dei dinosauri divenne sempre più valida.
Da quel momento furono raccolte altre prove di cui la
più significativa è il ritrovamento del cratere d'impatto (cratere detto Chicxulub),
o meglio quello che ne rimane (Fig. 5 e Fig. 6). E' del 1991 la pubblicazione di un
articolo da parte di un team di scienziati in cui si presentavano gli studi dei
rilevamenti gravimetrici condotti fin dal 1950 nello Yucatan dalla PEMEX, azienda
petrolifera messicana. L'indagine gravimetrica dello Yucatan ha messo in risalto un'enorme
struttura circolare, nascosta sotto la superficie e con centro a Puerto Chicxulub, sulla
costa settentrionale, vicino a Merida.
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Fig. 5 La penisola dello Yucatan dove si trova la cittadina di Chicxulub. |

Fig. 6 Le anomalie del campo gravitazionale permettono di mostrare il
cratere Chicxulub |
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>Nel 1994 abbiamo avuto la possibilità per la prima
volta di assistere in diretta all'impatto di una cometa su un pianeta.
Dal 16 luglio al 22 luglio diversi frammenti della cometa P/Shoemaker-Levy 9 hanno colpito
Giove con effetti drammatici. Questa è stata la prima collisione fra due corpi del
sistema solare mai osservata. La cometa Shoemaker-Levy 9 consisteva di 20 frammenti (disgragazione dovuta
alle intense forze gravitazionali subite durante un precedente passaggio ravvicinato con
Giove) aventi alcuni un diametro fino a 20 km che caddero su Giove alla
velocità di circa 60 km/s. I diversi impatti causarono dei pennacchi alti diverse
migliaia di chilometri, calde bolle di gas nell'atmosfera gioviana e grandi e scure
"cicatrici" nell'atmosfera visibili anche con piccoli telescopi dalla Terra che
durarono diverse settimane.
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Fig. 7 Immagine di Giove ripresa dall'
Hubble Space Telescope Planetary Camera. Sono visibili ben otto punti d'impatto. Da
sinistra a destra sono visibili i punti d'impatto E/F (appena visibili nel bordo sinistra
del pianeta), il sito H a forma di stella quasi al centro, il minuscolo punto di impatto
N, Q1, il piccolo Q2, e R e, al bordo destro il complesso d'impatto D/G. Le
caratteristiche di questi punti d'impatto ebbero una rapida evoluzione nel giro di pochi
giorni. le strutture più piccole nell'immagine hanno dimensioni di circa 200 km.
Questa immagine è stata ottenuta mediante la composizione di più immagini riprese con
tre filtri diversi, a 9530, 5550 e 4100 Angstroms.
Credit: Hubble Space Telescope Comet Team
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Per approfondire gli argomenti trattati in questo articolo
vi consiglio di visitare i seguenti siti internet:
Impact Theory of
Mass Extinction
Meteore, meteoriti e impatti
Gli asteroidi
Walter Alvarez
Comet Shoemaker-Levy Home Page (JPL)
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