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LUNA: le ultime interessanti scoperte di Maurizio Mucci
Molto recentemente i mass-media nazionali hanno annunciato che gli scienziati avevano
scoperto acqua sulla Luna. Questa notizia mi fece letteralmente saltare dalla mia amata
poltrona.
Ma allora gli antichi avevano ragione a chiamare vaste zone lunari con il nome di mari (il
colore era quello) e gli astronauti erano stati così sfortunati da allunare solamente in
zone secche ed aride. Corsi al mio telescopio, osservai con ansia il nostro caro satellite
naturale e puntai subito sulle zone più scure.. No, quelli non erano mari, erano vaste
pianure di lava basaltica con significativi crateri da impatto. La notizia ebbe poi sia
conferme sia smentite. Che cosa era successo?
Seguiamo tutta la vicenda dall'inizio.
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La mini-sonda Clementine, una sonda senza troppe pretese, il cui scopo
principale era di avvicinare un asteroide, obiettivo fallito, durante le sue osservazioni
aveva rilevato la presenza d'acqua in alcuni crateri situati al polo sud della
Luna. La notizia della scoperta della Clementine era stata diffusa con clamore
nell'inverno del 1996. Misure vecchie di mesi avevano richiesto tempi lunghi per
elaborarle e forse per meditarle e una volta pubblicate svelarono di avere raccolto le
prove dell'esistenza di sconfinati giacimenti di ghiaccio d'acqua, grazie alle
onde radio con cui la sonda aveva esplorato il polo sud lunare.
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 Luna in fase di eclisse parziale
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Le onde riflesse raccolte da antenne terrestri mostravano, infatti, le stesse
caratteristiche d'intensità e di polarizzazione che i satelliti circumterrestri
registrano quando illuminano la banchisa polare. Da queste osservazioni non si poteva
capire se il ghiaccio si trovava in superficie o nel sottosuolo, sotto pochi centimetri di
regolite. Un risultato sembrava chiaro: doveva essercene tantissimo, da ricoprire almeno
una superficie di 100 chilometri quadrati. In che modo era arrivato sulla Luna?
Dalle numerose comete che nel corso di miliardi d'anni hanno bombardato il nostro
satellite. La maggior parte di esse è vaporizzata nell'impatto e si è dispersa
nello spazio, ma qualcosa è rimasto nelle regioni eternamente in ombra ad una temperatura
di 230 °C sotto lo zero: nei fondi di crateri con i bordi rilevati giacenti ai due poli.
In queste zone, infatti, la luce del Sole giunge radente e non riesce ad illuminare
l'interno del circo, né per via diretta, né riflessa. Erano queste le zone dove la
riflettività radar era massima.
Le misure prese da Terra con il grande radiotelescopio d'Arecibo diedero misure
negative. Esse dimostravano che non c'era una sostanziale differenza nella risposta
radar dei due poli, come aveva rilevato la Clementine. La maggior risoluzione del
radiotelescopio c'indicava che la zona, dove si registrava la maggior riflettività,
non era una sorgente unica, ma tante più piccole; in particolare, sono molto brillanti le
ripide scarpate interne che precipitano verso il fondo di piccoli crateri. Queste zone
sono così scoscese che offrono al fascio del radiotelescopio un angolo d'incidenza
relativamente piccolo, al contrario di zone pianeggianti circostanti. I tecnici
d'Arecibo tendono quindi ad attribuire la maggiore riflettività alla natura
irregolare della superficie colpita e non a depositi di ghiaccio.
La corsa alla Luna era ricominciata.
Un'altra sonda, la Prospector, venne inviata il 7 gennaio 1998. Anche questa sonda
era stata costruita con la nuova filosofia della NASA: faster, better, cheaper. Non aveva
neanche una telecamera, per tenere bassi i costi. Lo scopo principale della missione
consisteva nello studio della crosta lunare, del residuo campo magnetico e con lo
spettrometro a neutroni rilevare la presenza di ghiaccio d'acqua nei crateri situati
ai poli che non ricevono mai la luce solare.
Ma perché tanto interesse sulla presenza o meno di ghiaccio d'acqua?
Avere acqua sul nostro satellite può facilitare la presenza di una base permanente, la
costruzione di una piattaforma di lancio verso gli altri pianeti, riducendo i costi e
l'energia impiegata per la minore gravità lunare e per altri innumerevoli e validi
motivi. Una volta iniziato il suo lavoro, si ebbe la conferma, la seconda dopo la sonda
Clementine, che c'è ghiaccio d'acqua sulla Luna. Lo spettrometro a neutroni ha
rilevato i segni inequivocabili della sua presenza, sotto forma probabilmente di cristalli
mischiati al suolo lunare in una quantità compresa tra i 10 e 300 milioni di tonnellate.
Il ghiaccio non è solamente al polo sud, sul fondo del grande bacino da impatto Aitken
che con il diametro di 2240 km è la più grande struttura di questo tipo del Sistema
Solare, ma anche in alcuni crateri vicini al polo nord, dove il ghiaccio sarebbe superiore
di circa il 50% a quello situato al polo sud.
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Ma come funziona lo spettrometro a neutroni?
Esso è in grado di rilevare la presenza di ghiaccio d'acqua sulla superficie lunare
sino a due metri di profondità, misurando la velocità di queste particelle che, a
seguito del bombardamento della superficie lunare da parte dei raggi cosmici, vengono
continuamente emesse nello spazio. Questi neutroni ad alta energia vengono rallentati a
seguito dell'interazione con atomi di idrogeno, per cui confrontando la quantità di
neutroni veloci con quella di neutroni lenti è possibile stimare l'abbondanza di
idrogeno, quindi di acqua, presente sulla superficie lunare.
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 Luna durante la totalità
dell'eclisse: si noti il caratteristico colore rosso
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In corrispondenza delle regioni polari è stata osservata una predominante di neutroni
lenti che quindi denunciano un eccesso di idrogeno; questo significa che in queste zone
c'è abbondanza d'acqua, sotto forma di ghiaccio naturalmente. I risultati ci
indicano che il ghiaccio è concentrato forse sotto forma di grossi blocchi, sul fondo
permanente in ombra dei crateri e la superficie totale di entrambe le regioni non dovrebbe
superare i 4000 chilometri quadrati. I depositi di ghiaccio dovrebbero essere sepolti
sotto uno strato di detriti rocciosi (regolite) spesso circa 40 centimetri.
Il ghiaccio sarebbe stato portato, come dicevamo all'inizio, dalle comete cadute
sulla Luna. La temperatura sul fondo di questi crateri, intorno ai -150 °C, realizza
una perfetta "trappola criogenica" per il ghiaccio, portato nel corso degli
ultimi due miliardi di anni, protetto da uno spesso strato di regolite.
La sonda Lunar Prospector ha scoperto altre caratteristiche del nostro amato satellite.
La Luna possiede un campo magnetico a "macchia di leopardo" concentrato in due
zone, dove sono presenti rocce fortemente magnetizzate: si tratta delle più piccole
magnetosfere conosciute nel Sistema Solare. Si possono, inoltre, formare delle
magnetosfere transitorie in grado di schermarla parzialmente dal vento solare.
Infine i dati della sonda indicano la presenza di un piccolo nucleo metallico con un
diametro compreso tra i 440 e 900 chilometri con una massa tra l'1% e il 4% di quella
totale.
Questa è una buona notizia per i sostenitori dell'ipotesi più accettata
sull'origine della Luna, quella secondo cui il nostro satellite si formò, durante le
prime fasi evolutive del Sistema Solare, dal materiale espulso dalle regioni superficiali
dalla Terra ancora in formazione a seguito di un impatto sul nostro pianeta di un corpo
protoplanetario delle dimensioni di Marte. Questa ipotesi non ha difficoltà a spiegare un
nucleo metallico di queste dimensioni, a differenza di alte ipotesi.
Certamente la scoperta più grande della sonda è la presenza di acqua, sempre
supponendo che l'idrogeno rilevato sia legato all'ossigeno per formare
l'acqua. Le riserve di ghiaccio dovrebbero essere considerevoli. Accanto ad una
componete fatta di piccoli cristalli mischiati al suolo, ci sarebbero depositi localizzati
di ghiaccio puro, sepolti sotto decime di centimetri di regolite sul fondo di crateri in
ombra perenne; in totale avremmo sui 6 miliardi di tonnellate che equivalgono al contenuto
d'acqua di un lago di 25x25 chilometri profondo 10 metri, non molto per i nostri
standard terrestri, ma abbastanza per rivedere qualsiasi piano di colonizzazione lunare e
planetaria.
Per toglierci ogni dubbio bisognerà organizzare una spedizione con più ambizioni
della "misera" Prospector, solo il prelievo e l'analisi diretta del fondo
di questi crateri ci chiarirà se c'è o no acqua sulla Luna.
Concludendo il nostro caro satellite è ancora per molti aspetti uno sconosciuto e dopo
molti anni di "torpore" si è "svegliato", ribadendo con forza che
merita tutte le attenzioni possibili, attenzioni che i popoli antichi non avevano mai
smesso di dargli.
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