«Dopo 31 anni di servizio ha cessato di trasmettere informazioni - ha commentato il
responsabile della missione, Larry Lasher, dell'Ames Research Center della Nasa - è
stata una performance più che dignitosa per uno strumento inizialmente progettato per
durare appena 21 mesi. Credo proprio che nessuno potrà dire che con Pioneer-10 non ci
siamo rifatti delle spese», ha ironizzato lo scienziato.
L'ultimo, debolissimo segnale lanciato dalla sonda alla rete iperspazio del Jet
Propulsion Laboratory (Jpl), è stato ricevuto il 22 gennaio, quando Pioneer-10 si trovava
a 12,2 miliardi di chilometri dalla Terra. Il segnale ha impiegato undici ore e 20 minuti
a pervenire agli scienziati della Nasa.
Ma dopo aver raggiunto una distanza pari a 82 volte quella tra la Terra e il Sole, oggi si
ritiene che Pioneer non abbia più risorse per lanciare i suoi impulsi. Un altro tentativo
di contatto effettuato il 7 febbraio si è infatti rivelato infruttuoso.
E così gli ingegneri della Nasa sono stati costretti a mandare in pensione il loro
emissario più remoto. Pioneer potrà navigare indisturbata tra le stelle, portando ad
altri pianeti il messaggio inserito su un lato dall'astronomo e scrittore Carl Sagan:
una placca d'oro con incisa una nota di buona volontà della specie umana, le figure
di un uomo e una donna e una mappa cosmica della Terra.
Il suo straordinario viaggio era cominciato il 3 marzo 1972. Il decollo di Pioneer dalla
piattaforma Atlas-Centaur era avvenuto a una velocità record di 52.150 chilometri orari:
l'oggetto più veloce ad aver mai lasciato la Terra, la sonda impiegò solo 11 ore
per superare la Luna e 12 settimane per incrociare Marte, a 80 milioni di chilometri di
distanza. Ma quella che era iniziata come una missione di soli 21 mesi per esplorare le
lontane regioni del sistema solare si è poi trasformata in un viaggio di importanza
scientifica e storica eguagliata solo dal «rivale» Voyager. Nel 1983, Pioneer-10 è
diventato il primo oggetto fabbricato dall'uomo a lasciare il sistema solare dopo
aver superato l'orbita di Plutone.
La sonda è stata inoltre la prima ad attraversare la cintura di asteroidi e la prima a
ottenere immagini ravvicinate di Giove e Saturno risultate di enorme utilità per gli
astronomi. «Pioneer è stata una pioniera nel vero senso della parola - afferma Colleen
Hatman, direttore del Solar System Exploration della Nasa - si è avventurata in luoghi
dove nessun altro oggetto fabbricato dall'uomo era mai stato».
Nel 1997, quando per molto tempo gli astronomi non riuscirono più a captarne i segnali,
Pioneer era stato dato per morto. Ma si trattò di esequie premature visto che
all'improvviso la Nasa tornò a ricevere i suoi segnali. Benché la missione di
Pioneer-10 sia ufficialmente terminata quell'anno, gli scienziati hanno continuato a
seguire la sonda nel quadro di uno studio sulle comunicazioni per la futura missione
interstellare Probe della Nasa.
La sonda continuerà a dirigersi verso la stella rossa Aldebaran, l'occhio della
costellazione del Toro. Per raggiungerla - a meno di infrangersi contro un corpo celeste
imprevisto - impiegherà ancora due milioni di anni ed è destinata a sopravvivere alla
Terra. «Anche dopo che il Sole sarà diventato una enorme palla infuocata e distruggerà
il nostro pianeta - spiega l'astronomo David Whitehouse - essa continuerà a vagare
silenziosamente nel cosmo. Per sempre». Corriere
della Sera
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