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...................................................................Martedì 07 Febbraio 2012

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ADDIO AL PIONEER, VEDETTA DEL COSMO
Proseguirà in silenzio il viaggio e tra due milioni di anni arriverà su Albebaran: sopravviverà anche al nostro pianeta

per il Corriere della Sera
il corrispondente da NEW YORK Alessandra Farkas

- Il Pioneer 10 non risponde più all'appello. Dopo più di 30 anni e miliardi di chilometri percorsi nello spazio, la leggendaria sonda americana - la prima ad essere uscita dal nostro sistema solare - è giunta al termine della sua storica missione ed ora si appresta a scomparire nella galassia.

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Rappresentazione del Sistema solare con le posizioni attuali delle navicelle Pioneer 10-11 e Voyager 1-2

«Dopo 31 anni di servizio ha cessato di trasmettere informazioni - ha commentato il responsabile della missione, Larry Lasher, dell'Ames Research Center della Nasa - è stata una performance più che dignitosa per uno strumento inizialmente progettato per durare appena 21 mesi. Credo proprio che nessuno potrà dire che con Pioneer-10 non ci siamo rifatti delle spese», ha ironizzato lo scienziato.
L'ultimo, debolissimo segnale lanciato dalla sonda alla rete iperspazio del Jet Propulsion Laboratory (Jpl), è stato ricevuto il 22 gennaio, quando Pioneer-10 si trovava a 12,2 miliardi di chilometri dalla Terra. Il segnale ha impiegato undici ore e 20 minuti a pervenire agli scienziati della Nasa.
Ma dopo aver raggiunto una distanza pari a 82 volte quella tra la Terra e il Sole, oggi si ritiene che Pioneer non abbia più risorse per lanciare i suoi impulsi. Un altro tentativo di contatto effettuato il 7 febbraio si è infatti rivelato infruttuoso.
E così gli ingegneri della Nasa sono stati costretti a mandare in pensione il loro emissario più remoto. Pioneer potrà navigare indisturbata tra le stelle, portando ad altri pianeti il messaggio inserito su un lato dall'astronomo e scrittore Carl Sagan: una placca d'oro con incisa una nota di buona volontà della specie umana, le figure di un uomo e una donna e una mappa cosmica della Terra.
Il suo straordinario viaggio era cominciato il 3 marzo 1972. Il decollo di Pioneer dalla piattaforma Atlas-Centaur era avvenuto a una velocità record di 52.150 chilometri orari: l'oggetto più veloce ad aver mai lasciato la Terra, la sonda impiegò solo 11 ore per superare la Luna e 12 settimane per incrociare Marte, a 80 milioni di chilometri di distanza. Ma quella che era iniziata come una missione di soli 21 mesi per esplorare le lontane regioni del sistema solare si è poi trasformata in un viaggio di importanza scientifica e storica eguagliata solo dal «rivale» Voyager. Nel 1983, Pioneer-10 è diventato il primo oggetto fabbricato dall'uomo a lasciare il sistema solare dopo aver superato l'orbita di Plutone.
La sonda è stata inoltre la prima ad attraversare la cintura di asteroidi e la prima a ottenere immagini ravvicinate di Giove e Saturno risultate di enorme utilità per gli astronomi. «Pioneer è stata una pioniera nel vero senso della parola - afferma Colleen Hatman, direttore del Solar System Exploration della Nasa - si è avventurata in luoghi dove nessun altro oggetto fabbricato dall'uomo era mai stato».
Nel 1997, quando per molto tempo gli astronomi non riuscirono più a captarne i segnali, Pioneer era stato dato per morto. Ma si trattò di esequie premature visto che all'improvviso la Nasa tornò a ricevere i suoi segnali. Benché la missione di Pioneer-10 sia ufficialmente terminata quell'anno, gli scienziati hanno continuato a seguire la sonda nel quadro di uno studio sulle comunicazioni per la futura missione interstellare Probe della Nasa.
La sonda continuerà a dirigersi verso la stella rossa Aldebaran, l'occhio della costellazione del Toro. Per raggiungerla - a meno di infrangersi contro un corpo celeste imprevisto - impiegherà ancora due milioni di anni ed è destinata a sopravvivere alla Terra. «Anche dopo che il Sole sarà diventato una enorme palla infuocata e distruggerà il nostro pianeta - spiega l'astronomo David Whitehouse - essa continuerà a vagare silenziosamente nel cosmo. Per sempre».

Corriere della Sera

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