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Gruppo Astrofili Pesarese

...................................................................Domenica 05 Settembre 2010

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bordo

L'esperienza del campo astronomico sulla Maielletta era stata divertente e stimolante ma non aveva appagato completamente il nostro desiderio di osservare il cielo da un sito veramente al di fuori della norma. Nell'estate del 1992 decidemmo allora di riprovare e di farlo in grande stile. Aprimmo l'atlante ed iniziammo a cercare un luogo che, sulla carta, facesse al caso nostro. Le caratteristiche richieste erano poche ma rigorose: lontano da grandi centri abitati o turistici, ad almeno 2000 metri di quota e raggiungibile in auto per consentire il trasporto di tutta l'attrezzatura. La ricerca si concentrò sulle Alpi occidentali e individuammo due località: il Colle dell'Agnello (2748 m nei pressi del Monviso) e il Colle del Nivolet (2612 m nel Parco del Gran Paradiso). La prima ipotesi fu presto scartata in quanto la strada che attraversa il passo è privata e l'accesso è regolato dagli Alpini che gestiscono un rifugio sul valico. Il sito era stato pubblicizzato sulla rivista L'Astronomia grazie ad un articolo di alcuni astrofili piemontesi che, da noi rintracciati, si sono ben guardati dall'indicarci la via giusta per prendere contatto con le autorità militari. La scelta cadde allora decisamente sul Colle del Nivolet. Il posto sembrava ideale, perché la strada che sale al valico è senza proseguimento e quindi nessuno sarebbe venuto a disturbarci durante la notte. Il paese più vicino, Ceresole Reale, si trova a 18 km dalla vetta ed è li che avremmo dovuto cercare un alloggio. Il primo passo fu quello di contattare la locale azienda di promozione turistica ma non ci fu di grande aiuto. Ci venne allora l'idea di contattare il parroco del paese che di solito è la persona più informata. Detto e fatto: nel giro di pochissimo tempo siamo riusciti a prenotare un appartamento e una mansarda alle porte del paese. L'ideale sarebbe stato esserci proprio tutti ma, per gli inevitabili problemi personali, la mattina del 24 agosto erano pronti per la partenza solo sette di noi. Il mezzo di trasporto era il Ducato della ditta Bonson che abbiamo caricato in modo estremamente razionale fino all'inverosimile: telescopi, coperte, paravento, valige, cibo, macchine fotografiche, binocoli e nessuno sa quant'altro. Si parte!!!

Siamo arrivati sul posto nel primo pomeriggio accolti da un sole meraviglioso. Gli alloggi erano piuttosto spartani ma l'emozione di essere a un passo dal cielo ci ha fatto trascurare questi dettagli: scaricato l'essenziale, abbiamo deciso di salire subito in cima per studiare la situazione. Dopo le 7 ore di viaggio, i 18 chilometri di tornanti non erano proprio il massimo ma l'arrivo al Colle del Nivolet ci ripagò di tutte le fatiche. Appena oltrepassato il valico, c'era un enorme altopiano a 2600m di altezza, interrotto solamente dalla presenza di due laghi glaciali ed un rifugio di montagna: niente case, niente luci, nessun ostacolo verso Sud. Fantastico!! Ma le sorprese non erano ancora finite. Esplorando in dettaglio la zona per trovare il punto ideale di osservazione, abbiamo raggiunto un'automobile con un segno inequivocabile sul vetro posteriore: una foto dell'ammasso stellare delle Pleiadi. Era Roberto Parisi, presidente del Circolo Astrofili di Milano, insieme ad una coppia di mezza età, marito e moglie, astrofili da una vita. Parisi ci ha subito confidato che il cielo del Nivolet è decisamente migliore a quello dei rifugi ad alta quota sul Monte Rosa che lui conosce benissimo. Queste parole, l'atmosfera e la nitidezza dell'aria ci avrebbero trattenuti lassù quella notte ma poi, dopo una giornata di lungo viaggio, chi avrebbe resistito fino all'alba? Meglio riposare per essere in forma il giorno successivo. Così quella sera la passammo in casa, tra l'eccitazione generale, discutendo su oggetti da fotografare, tempi di posa e logistica.
Il giorno dopo il cielo era limpidissimo e nel primo pomeriggio eravamo già sul nostro altopiano. L'organizzazione era quasi perfetta e il montaggio degli strumenti non ci diede particolari problemi. Ci restava una sola cosa da fare: montare il paravento. L'esperienza maturata sul Monte Petrano ci aveva insegnato che in montagna, nelle notti estive, anche un leggero vento può avere, sul fisico dell'astrofilo, gli stessi effetti di una tramontana invernale; figuriamoci poi se Eolo non è di buon umore!! Allora ci eravamo premuniti costruendo un telo lungo 18 metri(!!!) sostenuto da 7 pali da campeggio che, disposto a cuneo nella direzione di provenienza del vento, riparasse noi dal freddo e gli strumenti dalle vibrazioni. I nostri studi sulla sua corretta disposizione, facevano sorridere i nostri colleghi milanesi presenti anche quella sera ma poi, quella notte, siamo stati decisamente meglio noi! Dopo il tramonto, l'apparire di ogni stella faceva salire l'emozione: quando avremmo rivisto un cielo così? Il piano di lavoro prevedeva l'utilizzo massiccio di un teleobiettivo da 350mm e di normali 50mm che, con la pellicola da 400ASA opportunamente trattata, avrebbero maggiormente sfruttato la bontà del cielo rispetto al fuoco diretto dei telescopi. E quella notte fu veramente spettacolare: la Via Lattea , le nebulose oscure e la galassia di Andromeda sembravano a portata di mano. Anche oggetti considerati difficili come la galassia M33 erano visibili, seppur con qualche difficoltà, ad occhio nudo e molti altri, normalmente rilevabili solo fotograficamente, erano alla portata dei nostri binocoli. Il trasporto emotivo coinvolgeva anche gli astrofili di Milano che, travolti dall'euforia, vedevano M33 addirittura "come una nuvola". Il confronto con loro, è stata anche una bella occasione per misurare le nostre qualità tecniche: possiamo dire con soddisfazione di aver dimostrato un'ottima competenza.
Quasi tutti hanno resistito vigili fino all'alba e solo all'apparire dei primi colori di quella natura selvaggia ci siamo resi conto di quante fotografie avevamo scattato: la panoramica completa della Via Lattea dal Sagittario a Cassiopea con il 50mm e una serie di "primi piani" con il teleobiettivo agli oggetti più belli del catalogo di Messier visibili in estate.

Costellazione del Cigno La "Via Lattea" nella costellazione del Cigno fotografata dal Nivolet ad oltre 2000 m di quota.(pellicola Kodak Ektachrome 100 ASA, f=50mm, f:2, 1x, posa 15 m)
Clicca qui per vedere l'immagine in alta risoluzione (1,1Mbyte)

Purtroppo quella è stata l'unica notte passata al Nivolet sotto le stelle, perché per il resto della settimana il tempo non è stato clemente e ci ha consentito solo di fare qualche bella escursione tra i boschi e nei rifugi di montagna. Questa esperienza unica ha comunque segnato una tappa fondamentale nella vita del Gruppo Astrofili Pesarese perché, oltre ad averci regalato una notte da sogno, ci ha fatto condividere per una settimana il piacere di una vacanza vissuta insieme. Questo in fondo è sempre stato l'obiettivo del nostro gruppo: vivere come amici la nostra passione comune e il Nivolet ci ha dato finalmente la possibilità di realizzarlo completamente.

Il GAP al Nivolet Il campo astronomico
I fortunati soci del GAP che parteciparono alla spedizione sul Nivolet. Dalla sinistra in piedi: Patrizia Montanari, Vincenzo D'Angeli, Simone Barattini, Maurizio Mucci, Luca Testa. Dalla sinistra in ginocchio: Giovanni Panzieri e Fabio Arcidiacono Il campo astronomico allestito dal GAP sul Nivolet. Notare la strumentazione già posizionata e il grande paravento, parzialmente dispiegato, che permette di difendersi dai venti sempre presenti in alta quota.

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