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L'esperienza del campo astronomico sulla Maielletta era stata
divertente e stimolante ma non aveva appagato completamente il nostro desiderio di
osservare il cielo da un sito veramente al di fuori della norma. Nell'estate del 1992
decidemmo allora di riprovare e di farlo in grande stile. Aprimmo l'atlante ed
iniziammo a cercare un luogo che, sulla carta, facesse al caso nostro. Le caratteristiche
richieste erano poche ma rigorose: lontano da grandi centri abitati o turistici, ad almeno
2000 metri di quota e raggiungibile in auto per consentire il trasporto di tutta
l'attrezzatura. La ricerca si concentrò sulle Alpi occidentali e individuammo due
località: il Colle dell'Agnello (2748 m nei pressi del Monviso) e il Colle del
Nivolet (2612 m nel Parco del Gran Paradiso). La prima ipotesi fu presto scartata in
quanto la strada che attraversa il passo è privata e l'accesso è regolato dagli
Alpini che gestiscono un rifugio sul valico. Il sito era stato pubblicizzato sulla rivista
L'Astronomia grazie ad un articolo di alcuni astrofili piemontesi che, da noi
rintracciati, si sono ben guardati dall'indicarci la via giusta per prendere contatto
con le autorità militari. La scelta cadde allora decisamente sul Colle del Nivolet. Il
posto sembrava ideale, perché la strada che sale al valico è senza proseguimento e
quindi nessuno sarebbe venuto a disturbarci durante la notte. Il paese più vicino,
Ceresole Reale, si trova a 18 km dalla vetta ed è li che avremmo dovuto cercare un
alloggio. Il primo passo fu quello di contattare la locale azienda di promozione turistica
ma non ci fu di grande aiuto. Ci venne allora l'idea di contattare il parroco del
paese che di solito è la persona più informata. Detto e fatto: nel giro di pochissimo
tempo siamo riusciti a prenotare un appartamento e una mansarda alle porte del paese.
L'ideale sarebbe stato esserci proprio tutti ma, per gli inevitabili problemi
personali, la mattina del 24 agosto erano pronti per la partenza solo sette di noi. Il
mezzo di trasporto era il Ducato della ditta Bonson che abbiamo caricato in modo
estremamente razionale fino all'inverosimile: telescopi, coperte, paravento, valige,
cibo, macchine fotografiche, binocoli e nessuno sa quant'altro. Si parte!!!
Siamo arrivati sul posto nel primo pomeriggio accolti da un sole
meraviglioso. Gli alloggi erano piuttosto spartani ma l'emozione di essere a un passo
dal cielo ci ha fatto trascurare questi dettagli: scaricato l'essenziale, abbiamo
deciso di salire subito in cima per studiare la situazione. Dopo le 7 ore di viaggio, i 18
chilometri di tornanti non erano proprio il massimo ma l'arrivo al Colle del Nivolet
ci ripagò di tutte le fatiche. Appena oltrepassato il valico, c'era un enorme
altopiano a 2600m di altezza, interrotto solamente dalla presenza di due laghi glaciali ed
un rifugio di montagna: niente case, niente luci, nessun ostacolo verso Sud. Fantastico!!
Ma le sorprese non erano ancora finite. Esplorando in dettaglio la zona per trovare il
punto ideale di osservazione, abbiamo raggiunto un'automobile con un segno
inequivocabile sul vetro posteriore: una foto dell'ammasso stellare delle Pleiadi.
Era Roberto Parisi, presidente del Circolo Astrofili di Milano, insieme ad una coppia di
mezza età, marito e moglie, astrofili da una vita. Parisi ci ha subito confidato che il
cielo del Nivolet è decisamente migliore a quello dei rifugi ad alta quota sul Monte Rosa
che lui conosce benissimo. Queste parole, l'atmosfera e la nitidezza dell'aria
ci avrebbero trattenuti lassù quella notte ma poi, dopo una giornata di lungo viaggio,
chi avrebbe resistito fino all'alba? Meglio riposare per essere in forma il giorno
successivo. Così quella sera la passammo in casa, tra l'eccitazione generale,
discutendo su oggetti da fotografare, tempi di posa e logistica.
Il giorno dopo il cielo era limpidissimo e nel primo pomeriggio eravamo già sul nostro
altopiano. L'organizzazione era quasi perfetta e il montaggio degli strumenti non ci
diede particolari problemi. Ci restava una sola cosa da fare: montare il paravento.
L'esperienza maturata sul Monte Petrano ci aveva insegnato che in montagna, nelle
notti estive, anche un leggero vento può avere, sul fisico dell'astrofilo, gli
stessi effetti di una tramontana invernale; figuriamoci poi se Eolo non è di buon umore!!
Allora ci eravamo premuniti costruendo un telo lungo 18 metri(!!!) sostenuto da 7 pali da
campeggio che, disposto a cuneo nella direzione di provenienza del vento, riparasse noi
dal freddo e gli strumenti dalle vibrazioni. I nostri studi sulla sua corretta
disposizione, facevano sorridere i nostri colleghi milanesi presenti anche quella sera ma
poi, quella notte, siamo stati decisamente meglio noi! Dopo il tramonto, l'apparire
di ogni stella faceva salire l'emozione: quando avremmo rivisto un cielo così? Il
piano di lavoro prevedeva l'utilizzo massiccio di un teleobiettivo da 350mm e di
normali 50mm che, con la pellicola da 400ASA opportunamente trattata, avrebbero
maggiormente sfruttato la bontà del cielo rispetto al fuoco diretto dei telescopi. E
quella notte fu veramente spettacolare: la Via Lattea , le nebulose oscure e la galassia
di Andromeda sembravano a portata di mano. Anche oggetti considerati difficili come la
galassia M33 erano visibili, seppur con qualche difficoltà, ad occhio nudo e molti altri,
normalmente rilevabili solo fotograficamente, erano alla portata dei nostri binocoli. Il
trasporto emotivo coinvolgeva anche gli astrofili di Milano che, travolti
dall'euforia, vedevano M33 addirittura "come una nuvola". Il confronto con
loro, è stata anche una bella occasione per misurare le nostre qualità tecniche:
possiamo dire con soddisfazione di aver dimostrato un'ottima competenza.
Quasi tutti hanno resistito vigili fino all'alba e solo all'apparire dei primi
colori di quella natura selvaggia ci siamo resi conto di quante fotografie avevamo
scattato: la panoramica completa della Via Lattea dal Sagittario a Cassiopea con il 50mm e
una serie di "primi piani" con il teleobiettivo agli oggetti più belli del
catalogo di Messier visibili in estate.
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